29/06/2021
Sud penalizzato per 20 anni anche lo Stato ora lo ammette

Venerdì 25 giugno 2021 da < La Gazzetta del Mezzogiorno>

Ah, allora aveva ragione il Sud. Ah, allora il Sud non era piagnone. Perché solo ora lo Stato ammette che nascere al Sud significa essere trattati da cittadini di serie B. Significa non avere pari diritti. Lo ammette dicendo che la spesa “storica” è stata finora uno scandalo per dare a chi aveva sempre avuto e non dare a chi non aveva mai avuto. Spesa storica per gli asili nido, per la sanità, per l’assistenza agli anziani o ai disabili. E da vent’anni. Ora l’impegno (ministra Carfagna) è di pareggiare entro il 2026, anche se questo significherà altri cinque anni di ingiustizia riconosciuta. E mentre comunque col 40 per cento del Recovery Plan al Sud, si pongono le premesse per un aumento del divario fra le due parti del Paese. Anzi per una crescita minima dell’intero Paese. Pur di non portare il Sud alla pari col Centro Nord.

 La spesa storica. Se tu l’asilo nido non ce l’hai, non dipende dal fatto che non te lo abbiamo mai dato, ma dal fatto che non ne hai bisogno. Così non te lo diamo. E lo diamo a chi ce l’ha e “storicamente” lo ha sempre avuto. Perché l’infausto federalismo nato nel 2001 e perfezionato nel 2009 si è tradotto per il Sud più povero solo in un aumento delle tasse rispetto al Centro Nord più ricco. Ma non sono mai stati calcolati i cosiddetti Lep, Livelli essenziali di prestazione previsti dalla Costituzione. Cioè di quanti asili nido, o di quanti posti letto, ho bisogno in base alla popolazione. E quindi quanti me ne devi dare, altro che spesa storica che ha sempre dato all’altra parte del Paese. Ha sempre dato al più fortunato bambino o al più fortunato anziano che abitano a Cremona e non ad Altamura. E’ sempre andata così e così continua ad andare, bellezza.

 Quindi entro il 2026 alla Puglia e alla Basilicata, e ai loro Comuni, il governo darà quanto necessario perché la situazione cambi. Mentre ora, avendo le Regioni e i Comuni del Sud avuto sempre meno, per rimediare hanno dovuto aumentare le tasse locali. E proprio dove i redditi sono più bassi. Ma scusi, ministra, perché il 2026? Non è che lo si vuole fare con i fondi del Recovery, cioè soliti fondi europei, mentre lo Stato si occupa solo di ciò che non è Sud? E perché il fondo di solidarietà comunale (già ridotto al 45,8 per cento) è da completare solo nel 2030, quando magari i Comuni saranno già falliti?

 E poi la “perequazione infrastrutturale”. Strade, treni, porti, aeroporti: ciò che ha isolato il Sud non solo verso il Centro Nord, ma fra le sue stesse città. Bene, per ridurre questa altra ingiustizia si stabilisce un fondo di 0,3 miliardi l’anno (quanto basta per costruire una sola strada in tutto il Sud). Equivalente a un centesimo di quanto il Recovery destina alle infrastrutture dell’intero Paese. Se non fosse un oltraggio, sarebbe una cattiva battuta.

 Il risultato è che fra Lep, fondi ai Comuni e perequazione infrastrutturale si sono violati finora almeno sei articoli della Costituzione. Cioè verso il Sud lo Stato ha violato sistematicamente la sua stessa legge fondamentale per favorire il Centro Nord. Ora ci sarebbe la svolta dopo aver creato per vent’anni le premesse perché dal Sud si dovesse solo continuare a emigrare. Con la speranza che l’impegno della ministra non rimanga in qualche cassetto se le cose (come avviene a scadenze fisse in Italia) cambiassero.

 Anche perché la destra non sa cosa fa la sinistra (o lo sa molto bene). Un’altra ministra quatta quatta rilancia l’autonomia rafforzata pretesa da Lombardia, Veneto, Emilia Romagna. E la Gelmini non ignora a cosa puntano: tenersi i loro soldi come diritto di merito dei più ricchi. Sono più ricco quindi posso trattenere le mie tasse e spenderle per me. Gli altri si arrangino. Dopo un Covid che ha dimostrato i danni che le Regioni a ruota libera sono capaci di fare. Il Caos.

 E intanto questo primo sì dell’Europa al Piano italiano di ripresa e resistenza è la sentenza di morte verso l’illusione che non ci fossero più le due Italie. Anche il Sud crescerà un po’ di più. Ma non osi mai crescere quanto servirebbe perché non sia più il territorio a ritardato sviluppo più vasto e più popolato del continente. Né francamente poteva essere Bruxelles a risolvere un problema che dura da 160 anni. Per ora il Sud si tenga i Lep, anzi arrivederci al 2026. Nel frattempo i suoi bambini cerchino di non nascere. E i suoi vecchi cerchino di star bene.