24/10/2020
Sud reagisci. Così pensano di toglierti i soldi europei

Venerdì 25 settembre 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno>

Perché l’Europa darà più soldi all’Italia e non ad altri Paesi? Non perché l’Italia sia stata la più colpita dal Covid, visto quanto ancòra avviene in Francia e Spagna.  Ma perché l’Italia ha il Sud, cioè la più vasta area in ritardo di sviluppo nell’Unione. Quindi per l’Europa i fondi del Recovery Fund devono andare soprattutto al Sud. Secondo una percentuale di equità, 135 al Sud, 74 al resto del Paese. Ma se non c’è un vero e proprio piano doloso, studiano già un modo per sottrarre questi investimenti al Sud. Che così rischia ancòra una volta di vedere ciò che gli spetta finire alle regioni più ricche del Paese. Che il Sud continuerebbe così ad assistere anche se si dice il contrario. Ma sapendolo ora può reagire, altrimenti anche questa occasione irripetibile per eliminare lo scandalo del divario non farà che accentuarlo come sempre. E per il Sud sarà finita davvero.

 Vediamo il pericolo. Secondo i tempi dell’Europa, saranno 120 i miliardi che l’Italia dovrà spendere nei prossimi tre anni. Sessantacinque sono del Recovery. Tre anni con i tempi italiani non sono sufficienti neanche per i progetti. Ovvio che la prevalenza debba andare quindi alle opere immediatamente cantierabili, se non già in cantiere. Allora, tranne opere minori, l’unica già in esecuzione in questo momento al Sud è l’alta capacità (doppio binario) fra Bari e Napoli. Ci sarebbe il ponte sullo Stretto di Messina, che fra l’altro sarebbe una difesa dell’ambiente. Ma è stato cancellato con sospetta fretta: magari facciamone un tunnel sottomarino, cioè a babbo morto.

  Così il Sud sconterebbe ancòra una volta i ritardi cui è stato finora condannato, visto che anche nel 2018 gli investimenti pubblici ricevuti sono stati un terzo in meno di quelli per il Centro Nord (invece del contrario). Già sembra sentirle le giustificazioni con aria innocente: e che ci possiamo fare se questa è la situazione? Infatti creata per conservare le due Italie. E a chi andrebbero i soldi non spesi al Sud? Una domanda alla Marzullo con la risposta incorporata.

 Ancòra. Il Sud non soffre solo di infrastrutture spesso da Terzo Mondo. Soffre anche di servizi tutti al di sotto del minimo previsto dalla Costituzione. Con una conseguente qualità della vita che fa emigrare. Dalla scuola, agli asili nido, ai bus urbani, agli ospedali, alla cura degli anziani. E’ il risultato della continua maggiore spesa statale al Centro Nord. E soprattutto di una delle più grandi truffe architettate ai suoi danni: il federalismo fiscale. Legge che però già undici anni fa indicava ciò che occorreva fare per ridurre il danno. Bisognava calcolare i famosi Lep (Livelli essenziali di prestazione): cioè come si doveva intervenire al Sud perché quei livelli aumentassero. Mai fatto.

 Se ne è riparlato quando Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna hanno chiesto l’autonomia rafforzata (a proposito, l’ha rilanciata il governatore Zaia appena rieletto). E’ stato il ministro Boccia a porre allora a porre una condizione: non si parla di questa autonomia se non si calcolano i Lep per il Sud. Poi però aggiunse che si concordava l’autonomia sùbito e i Lep entro un anno, più pericoloso di un serpente a sonagli. Ma poi ci ha pensato il virus a prendersi la scena e amen. Così ora ci ritroviamo senza questi Lep. Ora che ci sono i soldi europei.

 Ma come spendere per alzare il livello dei servizi al Sud se non c’è il calcolo dei bisogni voce per voce? Finora si sa come si è fatto: adottiamo temporaneamente la spesa storica. Cioè spendiamo al Centro Nord quanto finora si è storicamente speso, spendiamo al Sud quanto finora (non) si è storicamente speso. Insomma zero al Sud. Esempio: se tu gli asili nido non li hai mai avuti, significa che non ne hai bisogno e continuerai a non averli. Fatte le somme, il giochino si è tradotto in 64,5 miliardi all’anno spettanti al Sud ma spesi al Nord. La più colossale forma di assistenza da parte di un territorio più povero a uno più ricco.

 Se i Lep non sono stati calcolati in 11 anni, vuoi che lo si faccia ora nei tempi dell’Europa? Conclusione: anche questi soldi del Recovery al Centro Nord. Facendola passare come unica soluzione per non perderli. Ripetendo cioè <storicamente> una storia con la quale il Sud è stato fatto diventare Sud. Mentre si sa che per un Paese che cresce (quando non decresce) allo 0,2 per cento all’anno, lo sviluppo del Sud è l’unica salvezza. E intanto il giornale degli industriali osserva che il piano del governo guarda troppo al Sud e dimentica le città. Magari, combinazione, pensiamo alle metropolitane di Milano e Torino.

 Ci sono due governatori del Sud (De Luca ed Emiliano) rieletti in questi giorni con grande appoggio popolare. Si devono far sentire. Si deve far sentire la silente società civile meridionale. Si devono far sentire insieme ai ministri Boccia e Provenzano. Purtroppo chi vuole togliere al Sud ci pensa sempre un minuto prima.