24/10/2020
Sveglia Italia contro il virus che sfugge al controllo

Venerdì 23 ottobre 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno>

Situazione sfuggita di mano. O ci convinciamo che col virus può andare così o sarà il disastro. Col ricordo dei morti portati via nella notte. E’ come se stessimo a marzo invece che a ottobre. Anzi peggio, perché c’è stata l’estate di mezzo. E se allora vivevamo lo spirito compatto dei balconi e dell’<andrà tutto bene>, ora non ci rendiamo conto di ciò che sta succedendo. E se allora erano solo quattro le regioni del dramma, ora i focolai si aprono ovunque e non si riesce a bloccarli. E se allora potevamo fare meno danni tutti rintanati in casa, ora andiamo bellamente in giro e c’è ancòra qualcuno che non vuol saperne della mascherina, uffa. E intanto sta per arrivare l’influenza stagionale e chissà che confusione con i sintomi. Stiamo ballando l’ultimo ballo del Titanic e ci affolliamo davanti ai bar. Che fare?

 Mai estate fu estate di fuochi tanto fatui. Dominata da una voglia di normalità fin troppo anormale, tanto incosciente quanto indifferente sia al Covid (che ancòra sotto sotto circolava) quanto ai moniti sulla seconda ondata. Convinti, come ci piaceva credere, che il peggio fosse passato. Lo abbiamo completamente cancellato perché c’era troppo sole per vedere nuvole. Magari non siamo andati all’estero, ma mai ci siamo fatti mancare una festa né la movida. E affollati sulle spiagge dopo aver sfidato il ridicolo sui sistemi per tenerci distanziati, ci mancava solo Leonardo da Vinci . Ma soprattutto con una amnesia totale su ciò che andava fatto non fosse che per i banchi scolastici a rotelle e gli spettatori negli stadi. Così una mattina ci siamo trovati alla porta la seconda ondata più impreparati che per la prima. E ubriachi solo di soldi che arriveranno dall’Europa.

 Lasciamo stare la medicina di territorio, quella che dovrebbe impedirci di andare al pronto soccorso anche per un mal di testa. Ma nel tempo è stata ovunque sgominata da tagli alla sanità non da Paese civile. Né per rimediare sarebbero bastati pochi mesi, e quelli spensierati pure. Ma un sistema per tenere sotto controllo i contagi, una sorveglianza nazionale quella no, si poteva e si doveva fare meglio. Dove sei stato, chi hai incontrato, cosa hai fatto. Non bastava dare il numero di telefono all’ingresso dei locali se poi non c’era chi se ne occupasse a sufficienza. Né funziona meglio Immuni con un numero risibile di contatti segnalati ma soprattutto con l’abbandono di chi segnala. In Cina per cinque ragazzi contagiati hanno fatto 11 milioni di tamponi.

 Ora non fanno in tempo a seguire le tracce del giorno prima che gli ospedali sono inondati di nuovi casi positivi. Così si è perso il controllo. Così si è smagliata la rete di protezione. Situazione sfuggita di mano, appunto. Andamento esponenziale vuol dire che i casi raddoppiano da un giorno all’altro come sta avvenendo. E quanto ai tamponi, ci sarebbero voluti laboratori in grado di farne trecento/quattrocento mila al giorno, come dice il virologo Cristante, quello che in primavera ha salvato il Veneto. Così ci troviamo di nuovo a inseguire il virus invece di anticiparlo. Ed è di nuovo incubo, come fermarlo?

 E poi, queste terapie intensive. Non incoraggia che il premier Conte dica che sono state raddoppiate e il commissario Arcuri ribatta che sono passate da poco più di 5 mila a poco più di 6 mila seicento. Anche perché le Regioni non avrebbero fatto sapere nulla dei 1600 ventilatori loro forniti. Troppi a parlare. E scontro soprattutto politico e francamente stucchevole fra governo e Regioni. Sono stati assunti 33 mila fra medici e infermieri dal costo di 1,8 miliardi l’anno, ma si sono aggiunti solo 4 miliardi al bilancio della sanità per l’anno prossimo e si litiga sul Mes (che comunque è debito). Il tutto in un scenario in cui non si può più chiudere tutto come dal 9 marzo. Perché a scuola si deve assolutamente andare e all’economia non si può dare un altro colpo dal quale non si riprenderebbe più. Ma decidere un coprifuoco fa perdere voti alle Regioni pur finora a caccia di autonomia.

 Il resto d’Europa e del mondo non vanno meglio, anzi. E contro questo cataclisma si infrangono da una parte e dall’altra leader spesso più altisonanti che capaci di infondere fiducia. E da noi l’opposizione non sembra fare molto altro che l’opposizione all’italiana, bocciature al governo più che proposte, anche se è al governo che spetta fare. C’è ciò che non si è fatto, c’è ciò che non si poteva fare, c’è ciò che l’opinione comune (coi sondaggi) ha impedito di fare. Ma in bambola contro una terribile pandemia che sembrava il passato è l’intero Paese. Al solito bravo nell’emergenza, riottoso dopo. Ma ora l’ora è tarda. Non dovremmo sconfinare nel terrore ma nemmeno continuare con uno spirito un po’ scettico un po’ sfibrato un po’ impaurito. Combattiamo per la vita cominciando almeno dalla mascherina.