20/09/2020
Clientelismo medici e baronìe

Venerdi 11 settembre 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

. . Non è il dialogo di un film. Né è il brano di un romanzo. E’ lo scambio reale di battute fra il direttore di una clinica ospedaliera del Policlinico di Bari e un medico suo sottoposto che aveva osato cosa? Denunciare l’ambientino, concordemente mafioso come si vede, all’interno di uno fra i più grandi complessi ospedalieri del Sud. Scambio di battute che è il cuore del libro di Francesco Mininni (Adda ed., pag. 113, euro 12). E libro che è una piccola bomba per chi voglia capire che aria tiri all’interno della sanità quando (spesso, purtroppo) diventa potere più che servizio al cittadino.

Mininni è un dirigente otorinolaringoiatra audiologo ora in pensione ma che in quell’atmosfera ha vissuto per 44 anni. E che, stanco di ingiustizie, favoritismi, arroganze, falsità a danno del merito, nel 1993 raccontò tutto a un giornale sotto il titolo: . Un posto in cui si va avanti solo col meccanismo della cooptazione e della discendenza (insomma figli e fedelissimi piuttosto che bravi). Un posto in cui la trasparenza nei concorsi è pura chimera. Beghe clientelari alla faccia della bioetica. Decadimento morale di uomini striscianti di fronte a cattedratici di tutto preoccupati tranne che dell’istruzione degli studenti. Docenti tanto impegnati con le loro carriere da non avere il tempo di insegnare, avendone piuttosto per esoterici congressi più turistici che scientifici. Col risultato, specie in chirurgia, del 95 per cento di qualifiche attribuite a chi a malapena sa cosa sia un bisturi. E poi l’eterno conflitto fra ospedalieri e universitari sempre più padroni di cariche e di arricchimenti.

Mininni in quell’articolo non usò mai la parola , ma ne dette tutto il peggiore senso. E non ebbe una smentita, tranne la reprimenda del suo Maestro, che non contestò la verità ma il peccato di averla detta. Proprio il Maestro con la maiuscola, come fa in tutto il libro. Del quale sente la necessità benché non sia considerato da lui un . E nonostante sia stato da lui sempre danneggiato non per cattiveria ma per ambivalenza e meccanismi interni, fino a relegarlo come in compiti non adeguati alla sua formazione. Ma in un rapporto umano e professionale altalenante dal quale egli è sempre uscito al meglio. Con disobbedienza civile e, soprattutto, senza rancore. Anzi con la convinzione radicata che il Maestro serva sempre come riferimento morale e culturale, come faro di un metodo, anche quando ne è spesso il contrario.

Insomma, molti i professori pochi i maestri. Davvero un segno di tempi a corto di intelligenza collettiva.

Quanto tutto questo possa essere incoraggiante per chi deve essere curato, sembra una varia ed eventuale. Con pazienti che rischiano di essere appendice di un sistema in tutt’altre faccende affaccendato. Fra concorrenze, odi, inimicizie spesso ammantate di alto senso religioso. Come appunto nel caso del Maestro in questione, del quale Mininni non fa mai il nome, che lo accolse generosamente come studente e del quale garantisce la natura integerrima nonostante, appunto, il sistema. Fatto anche di impegni e sacrifici personali che come sempre reggono tutto senza luci della ribalta. E senza inesorabili accorsati studi privati, venga da me.

Se lo scandalo non è nella denuncia ma in ciò che si denuncia, questo non è un libro scandaloso. E’ un libro che raccoglie la polvere da sotto il tappeto. Vicende troppo sospettate dal senso comune per essere considerate solo personali. E’ del resto di questi mesi lo spettacolo poco edificante di esperti più armati l’uno contro l’altro che contro il Covid. Il nostro autore riferisce di un direttore di clinica che a un medico appena assunto disse: . Non necessario a tutti i costi alla Mininni, ma meno che mai come tutti gli altri.